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Il circo dell'Uovo

(16 luglio 2009)

Il circo dell''Uovo

Il “Circo dell’Uovo” nasce da un nuovo progetto della Scuola di Circo FLIC di Torino.
A partire da settembre 2008 la FLIC ha istituito un terzo anno di produzione, dedicato all’ideazione, alla realizzazione di uno spettacolo e alla creazione di nuove compagnie di Circo Contemporaneo in Italia.

Questa fase di lavoro rappresenta l’ultimo momento in cui i giovani artisti vengono seguiti  e indirizzati da un insegnante/regista, che stimola la loro capacità creativa e organizzativa per educarli a gestirsi autonomamente, come si troveranno a fare in seguito. Oltre a questa guida artistica per la creazione dello spettacolo, la scuola garantisce, a proprio carico, la possibilità di: continuare la loro formazione tecnica per mezzo di stage, la struttura in cui creare ed allenarsi, la realizzazione delle musiche personalizzate, la scenografia,  le attrezzature, i costumi, la stesura del calendario garantendo loro le prime dieci rappresentazioni,  il supporto di coproduttori e la promozione dello spettacolo stesso sotto tutti i punti di vista.

I ragazzi selezionati 2008/2009 sono : David Abatini, Giulio Ottaviani, Mattia Furlan, e Silvia Di Ladro (diplomati presso la Scuola di Circo FLIC nel 2008). Il titolo della rappresentazione sarà “Urban Nomad” con la regia di Raymond Peyramaure.

Dal settembre 2009 (sarà prevista un audizione su progetti artistici presentati da un minimo di due persone ad un massimo di quattro) sono previste, per la nuova produzione, selezioni aperte a tutti coloro che posseggano i requisiti tecnici/artistici necessari, indipendentemente dalla loro provenienza.

Come nasce “URBAN NOMAD”.

Riuscire a leggere il titolo senza preconcetti è il primo passo da fare per entrare nell’atmosfera dello spettacolo.
Come si pronuncia? In quale lingua è scritto?
E’ l’idioma che verrà, una lingua del futuro, quella di “urban nomad”, tradotti per estremo in “nomadi urbani”. Il suono di queste parole deve ricondurre ad una visione, una lettura per immagini, come una striscia di fumetti all’interno della quale si racconta una storia, che è la realtà: un’estrapolazione, proiettata nel futuro, del presente.
Sì, ma che razza di presente è quello degli inizi del terzo millennio?
Un treno lanciato a tutta velocità, senza freni, guidato da un folle che non si accorge che sta perdendo i vagoni per strada e che presto si scontrerà contro il muro dell’ultima stazione. Il pianeta terra soffre, geme, è malato d’isteria di produzione e di consumismo portati all’eccesso: questo bisogno di consumare genera infinite solitudini che si compensano, proprio per assurdo, consumando ancora di più.
Tutto è da reinventare: gli oggetti stessi decontestualizzati, perderanno le loro funzioni originali per venire utilizzati a seconda delle necessità.

(Il concetto di tribù si sposa con una concezione nomade dell’essere e dell’avere. Un rapporto che è in perfetta antitesi con la filosofia di vita sedentaria che si fonda su un bisogno di confort e di sicurezza esponenziali.)

PROLOGO: … arrivano, è la tribù dei nuovi Nomadi Urbani….

Arrivano, li riconoscerete facilmente, hanno la tenuta tipica di quelli della loro tribù, una stratificazione di abiti che hanno ormai perso il loro splendore, spiegazzati, stazzonati, vestiti un tempo alla moda che ora ricoprono i loro corpi in strati che si accumulano per caso, senza un ordine preciso.
Arrivano con la loro carriola sgangherata e traballante, si  caricano di pezzi dimenticati, oggetti antichi, oggetti pretenziosi che, superflui nel passato, hanno ritrovato, grazie a loro, un valore e un’utilità inaspettati.
Arrivano, ma non vogliono rubare nulla a Gaia, la madre nutrice, come veniva definita nell’antichità “il pianeta blu”, la terra. Navigano con una bussola che ha l’ago puntato verso un’unica necessità: sopravvivere. Avendo imparato il ridicolo e l’assurdo, dopo che Gaia è sprofondata nel suo coma profondo , sono diventati grazie alla magia della loro immaginazione dei ricercatori del vuoto,  dei raccoglitori di detriti, degli spazzini di particelle.
Arrivano, come i loro avi -  quelli che nel passato gli umani chiamavano “barboni” - in mezzo agli scavi delle rovine di grandi megalopoli, alla ricerca di testimonianze di  consumismi convulsi, di resti di sogni artificiali, di discariche di sprechi inutili… vi offrono tutto ciò che può essere utile, barattano, scambiano, non costruiscono, non trasformano…
Arrivano, vi mormorano qualche parola nel loro idioma che non appartiene a nessuna cultura, a nessun Paese, a Nazione alcuna… un linguaggio fatto di approssimazioni, un patchwork cucito con parole d’altri tempi.
Arrivano e piantano il loro accampamento ai piedi di pretenziosi blocchi d’asfalto, conoscendo bene il ridicolo delle ricchezze del passato. Cercano, davanti ai vostri occhi sedentari, di divertire questo presente malato, prima di ripartire verso quartieri dimenticati ai confini della città.
Arrivano e del passato non hanno conservato nulla se non l’umore spensierato, le risate dei bambini che (forse) riusciranno a svegliare Gaia, insieme a  quelle degli adulti che hanno recuperato la loro infanzia tra i detriti delle grandi discariche.
Arrivano, i viaggiatori senza tempo della tribù dell’Uovo, la vera prima tribù di nomadi urbani….


URBAN NOMAD: lo spettacolo

Un giorno, questo mondo così saturo di oggetti, si fermerà, di colpo. Il pianeta non sarà più in grado di fornire il necessario perché questo percorso folle continui ed entrerà in una sorta di coma profondo. Non si potrà più produrre nulla e le città, in gran parte spopolate, si trasformeranno in “grandi giacimenti aperti al pubblico” dove piccole tribù  e gruppi di individui verranno per cercare oggetti e materiali utili per la propria sopravvivenza.
Questa nuova piccola tribù, composta da “URBAN NOMAD” presto trova proprie regole sociali, usi e costumi: ecco nascere dunque nuove danze popolari, nuovi culti, mistificazioni e atti pratici dedicati alla quotidiana sopravvivenza.
Il territorio è quello urbano perché questa tribù è si nomade, ma all’interno di una delle tante città di oggi o di domani, vive, gioca, combatte, si nutre di tutto quello che la società consumistica ha dimenticato. Il racconto si muove tra gli oggetti di uso comune, si ricicla e si reinventa un utilizzo diverso delle cose.
Attraverso le discipline della danza, l’acrobatica, la clownerie, la manipolazione di oggetti, giocoleria, palo cinese, corda aerea si mette in scena la straordinaria quotidianità di quest’orda che cerca di sfruttare i resti di questa antica società dei consumi.
La scelta del luogo dove accamparsi, l’istallazione del campo, le feste, i giochi, le lotte; il tutto nell’ottica di nuove usanze popolari, nuovi usi e costumi. Ci sarà da ridere.

LA PRODUZIONE
Scuola di Circo FLIC
Co-produzione: Mirabilia di Fossano (CN) e Zelig Spettacoli di Torino
Regia di Raymond Peyramaure 
Artisti: Giulio Ottaviani, Silvia di Landro, Mattia Furlan e David Abatini
Musiche originali di Sergio Pejsacowicz , eseguite da Bandaradàn


TUTTI GLI APPUNTAMENTI DI URBAN NOMAD:
SENAGO (MI): Chi circo trova…!  - 31 maggio -  cantiere aperto  - Piazza Tricolore ore 21,00 
FOSSANO (CN): Festival Mirabilia - Piazza Castello ore 23,43 -  13 giugno PRIMA NAZIONALE;  Piazza Castello ore 17,45 - 14 giugno 2009
CHIERI (TO):  Chieri Street Festival – Cortile San Filippo - 26 giugno 2009, ore 22,00
AREZZO: Circù Festival - Cortile San Francesco - 3 luglio ore 21,30
VENEZIA: Beach Mask Festival -  Cavallino Treporti - 20 - 21 - 22 luglio 2009 ore 21,15
TORINO : Bazar - 3° Vetrina italiana di Circo Contemporaneo -  Settembre 2009
CHE COS’E’ FLIC – LA FORMAZIONE

La Scuola di Circo FLIC, nata nel 2002 in seno alla Reale Società Ginnastica di Torino, è un corso di Formazione Professionale di Artisti di Circo Contemporaneo riconosciuta dalla FEDEC (Federazione Europea delle Scuole Professionali di Circo).
E’ un’accademia che mira a formare artisti professionisti non solo in possesso di preparazione fisica, tecnica e artistica, ma anche della capacità di gestirsi autonomamente nel mondo del lavoro attraverso un bagaglio di competenze progettuali, relazionali e organizzative.
FLIC offre una formazione di base completa ed equilibrata che comprende accanto alle discipline puramente circensi la musica, il teatro, la danza per accrescere e valorizzare le doti artistiche ed espressive di ogni allievo. Il piano di studi si sviluppa su un periodo di 2 anni, ognuno dei quali della durata di 1300 ore con frequenza giornaliera obbligatoria. La scuola si avvale di una équipe di 10 insegnanti permanenti e di numerosi consulenti esterni provenienti dall’Italia e dall’estero.

A disposizione degli allievi ci sono 2500 metri quadrati situati nel centro di Torino dover trovano posto 9 sale d’allenamento, biblioteca, videoteca, punto internet e sala pranzo.
La presenza di insegnanti provenienti dal panorama artistico nazionale e internazionale, contribuisce a creare un ambiente di crescita vivo e stimolante dove si incontrano culture ed esperienze diverse.
FLIC è oggi un punto di riferimento per la formazione circense in Europa.


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