Mostra fotografica -Helmut Newton - 72 ore a Roma(30 maggio 2007)Si inaugura oggi mercoledì 30 maggio 2007 presso lo spazio dello -Shenker Culture Club- di Torino in Piazza Solferino 20, la mostra fotografica -Helmut Newton - 72 ore a Roma-: Shenker festeggia l'apertura della nuova sede di Torino esponendo le fotografie che Helmut Newton ha realizzato durante un breve soggiorno romano nella primavera del 1998. La mostra e' Patrocinata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Torino e prosegue fino al 31 luglio. Ingresso libero. La mostra e' presentata da The Shenker Institutes of English, un network di scuole altamente specializzate nell'insegnamento della lingua inglese, all'interno dello -Shenker Culture Club-: un contenitore d'idee nato per favorire la conoscenza della lingua e della cultura inglese attraverso incontri d'arte, musica, letteratura, teatro, cinema, testimonianza del suo impegno concreto nella cultura e nella responsabilità sociale d'impresa. Un'occasione per tutti, appassionati e curiosi, di ammirare le foto - per certi versi insolite - di uno dei piu' grandi maestri della fotografia contemporanea. Un breve soggiorno romano su invito di Peliti Associati, durante il quale Newton ha registrato i suoi veloci appunti di viaggio: la Roma di Newton e' qui: il fotografo che piu' di altri ha esaltato la forza dell'immagine femminile, fa scivolare lo sguardo sull'alternarsi dei volumi, le strade, le piazze, le scalinate infinite come su un corpo di donna. Le parti del corpo sono i frammenti di marmo bianco sull'Appia Antica, le oscurità profonde delle sculture barocche, il nero delle notti romane. Nella mostra 72 ore a Roma c'e' la Roma da cartolina, ma c'e' anche un senso d'inquietudine. L'atmosfera e' quella del Gran Tour. Iniziatico, ma nostalgico, diviso tra il desiderio di una visione nuova e il piacere sottile, intimo di ritornare sui propri passi. Un viaggio tra il giorno e la notte, tra la luce che illumina il candore del marmo, nell'abbandono romantico delle rovine, e l'oscurità che protegge lo sguardo, velandolo di malinconia. Le cassette della frutta abbandonate a campo de' Fiori, il vecchio zoo di Villa Borghese e piu' ancora quella Roma notturna e abitata da persone che guardano senza guardare - astanti disinteressati, chi persino addormentato su una panca - rivelano la sensibilità straordinaria e a tutto tondo di un artista spesso troppo identificato con immaginari sofisticati e patinati. -La Roma di Helmut e' un luogo silenzioso, magico forse, forse misterioso, un luogo oscuro, abitato da fantasmi senza voce e da viventi, per Helmut, perplessi, la cui vita e' sconosciuta a noi e a se stessi- scrive Ettore Sottsass nella postfazione del volume, edito da Peliti Associati, che accompagna la mostra. -72 ore e la maggior parte di questo tempo la mia macchina fotografica e' stata puntata verso la notte romana e quando ho fotografato di giorno ho cercato di trasformare il giorno in notte. Le mie stampe erano cariche di neri e il filtro rosso non ha mai lasciato il mio obiettivo. Mi piace lavorare veloce assorbendo immagine dopo immagine. Negli anni '60 e '70 ha fatto molti viaggi a Roma: ero giovane allora. Avevo bisogno di poco sonno. Lavoravo giorno e notte fotografando le collezioni di Alta Moda per Vogue Italia, Uomo Vogue e Linea Italiana. Era un periodo eccitante per un fotografo di moda ed io ero sotto l'influenza dei grandi maestri italiani, Antonioni e Fellini; da Antonioni ho preso le strade e gli edifici dei sobborghi romani, la luce, la fantastica qualità del bianco e nero da Fellini i paparazzi, le semplici spiagge di Ostia, la bruciante luce dei flash nel mezzo della notte. Stavo al Caffe' Greco con il re dei paparazzi che mi mostrava la sua macchina fotografica spia costruita in un pacchetto di sigarette che appoggio' sul banco dove bevemmo i nostri caffe' e da dove lui rubo' un'istantanea di un politico coinvolto in qualche grosso scandalo del giorno. Ero ipnotizzato dal romanticismo di Roma e dall'esserne parte. La città aveva l'abitudine di essere piena di fotografi e di modelle arrivati da tutto il mondo, ci conoscevamo tutti e quando non lavoravamo stavamo fuori fino a tardi a cena in Via Veneto, e piu' tardi ancora andavamo al -Number One- e al mattino ricominciavamo tutto di nuovo da capo. Ricordo che nell'estate del '71 il mio assistente mi disse, mentre stavamo facendo i bagagli per tornare a Parigi: -Helmut, sai quanto abbiamo dormito questa settimana? 26 ore!- (dal testo introduttivo di Helmut Newton al volume 72 ore a Roma) Note biografiche Buona parte del lavoro di Newton e' fatta da scatti colti per le strade o in interni, piuttosto che nell'ambiente artificiale dello studio. Si ispira ai documentari tedeschi del fotografo Saloman e a Brassai con cui instaura una solida amicizia. Fonte di ispirazione sono per Newton i quotidiani, le situazioni di vita reale e il lavoro dei paparazzi. Davvero impressionante e' la sua capacità di rendere fresco e dinamico uno scatto minuziosamente studiato. Nel 1990 vince il -Grand Prix National- per la fotografia; nel 1922 e' insignito dal governo tedesco del titolo -Das Grosse Verdienst Kreuz- per i suoi servizi sulla cultura tedesca ed e' nominato -Chavalier des Arts, Lettres et Sciences- dalla Principessa Carolina di Monaco. Nel 1996 e' nominato -Commandeur de L'Ordre des Arts e des Lettres- da Philippe Doutse- Blazy, Ministro francese della cultura. Muore a Hollywood nel 2004 e nel giugno dello stesso anno nasce a Berlino la Fondazione Helmut Newton. Inaugurazione mercoledi' 30 maggio ore 18 Shenker Culture Club
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