Arezzo Ospita Il Genio Artisitco di Piero della Francesca(18 giugno 2007)Un uomo emblema del suo tempo, un artista poliedrico ed innovativo, un viaggiatore attento e curioso. Sono i diversi volti di Piero della Francesca, artista rinascimentale di fama internazionale, in mostra al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo, fino al prossimo 22 luglio. Un viaggio a 360° nelle corti italiane del Medioevo, e uno sguardo trasversale all’interno del complesso intreccio di emozioni, tecnica, comunicazione visiva e studio minuzioso che l’opera di Piero della Francesca esprime. L’attenzione non è focalizzata solo sulla sua figura d’artista, il cui ruolo centrale nell’arte rinascimentale è più che mai indiscusso, ma su quella complessa, poliedrica e sfaccettata di uomo colto, che incarna i principi dell’Umanesimo, che parte dalla scienza per trasformarla in arte, alla ricerca della perfezione, della purezza e della sobrietà espressiva del risultato finale. Fu “scienziato per essere miglior pittore”, fu precursore nell’uso della prospettiva e rese immortale le sue tele, frutto di un’analisi scrupolosa, volta all’ottenimento di un equilibrio universale e compositivo. Una tela dopo l’altra, emergono: la sua capacità di incidere nella cultura del tempo, il suo decisivo contributo alla formazione dell’arte ferrarese, umbra e marchigiana, il suo essere precursore e ambasciatore del nuovo stile e delle nuove idee che stavano prendendo piede nelle principali corti d’Italia, senza tuttavia uniformarsi alla massa. Piero della Francesca è l’emblema del pensiero libero, della vita autonoma, slegata dai cliché, come quello, all’epoca diffuso, di pittore di corte. Contemporaneamente al viaggio artistico, si snoda un altro percorso tutto da scoprire: quello tra i luoghi più belli delle terre umbro-toscane che diedero i Natali al maestro, delle corti nelle quali egli fu ospite, testimone e narratore errante, come Roma, Rimini, Ferrara, Perugina e Urbino ( E’ qui, tra l’altro,che prese forma il suo Trattato sulla prospettiva). Un apposito itinerario guida lo spettatore in cerca dei suoi lavori e lungo le vie delle sue terre, nella valle superiore del Tevere, grazie ad un biglietto valido sia per la mostra che per altri luoghi d’attrattiva. Protagonisti, quindi, anche i capolavori rimasti ad Arezzo, come il ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce, o la Maddalena nella cattedrale, a Monterchi, come la Madonna del Parto, a San Sepolcro, suo borgo natale, tra cui la Resurrezione e il Polittico della Misericordia, precoce manifesto di una nuova pittura, presentato nell’occasione senza l’intelaiatura.
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