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Arezzo Ospita Il Genio Artisitco di Piero della Francesca

(18 giugno 2007)

Arezzo Ospita Il Genio Artisitco di Piero della Francesca

Un uomo emblema del suo tempo, un artista poliedrico ed innovativo, un viaggiatore attento e curioso. Sono i diversi volti di Piero della Francesca, artista rinascimentale di fama internazionale, in mostra al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo, fino al prossimo 22 luglio.
Un’esposizione che accende i riflettori su uno dei periodi più fiorenti della storia italiana, quel Rinascimento che l’ha elevata a culla della cultura mondiale, fonte di’ispirazione e di ammirazione in tutto il Pianeta. Sono più di 100 le preziose tele esposte, provenienti da musei e collezioni private internazionali, tra cui si possono ammirare sia i capolavori del maestro, sia le opere di artisti dell’epoca coi quali entrò a contatto,con reciproca influenza, come Domenico Veneziano, Fra Carnevale, Pisanello, Leon Battista Alberti, Bono da Ferrara, Jacopo Bellini, Luca Signorelli, Rogier Van der Weyden, Pietro Perugino, Melozzo da Forlì, Lorenzo da Viterbo, Antoniazzo Romano e Pedro Berruguete. Nel 1795, Lanzi lo definì, nella Storia pittorica d’Italia, “un de’ pittori da far epoca nella storia. (...) Oltre la prospettiva, che sembra aver coltivata scientificamente e per via di principj prima che altro Italiano, la pittura dee molto a’ suoi esempi nell’imitare gli effetti della luce, nel segnalar con intelligenza la muscolatura de’ nudi, nel preparare modelli di terra per le figure, nello studio delle pieghe, che ritraea da panni molli molto adattati a’ modelli e le amò assai fitte e minute”.

Un viaggio a 360° nelle corti italiane del Medioevo, e uno sguardo trasversale all’interno del complesso intreccio di emozioni, tecnica, comunicazione visiva e studio minuzioso che l’opera di Piero della Francesca esprime. L’attenzione non è focalizzata solo sulla sua figura d’artista, il cui ruolo centrale nell’arte rinascimentale è più che mai indiscusso, ma su quella complessa, poliedrica e sfaccettata di uomo colto, che incarna i principi dell’Umanesimo, che parte dalla scienza per trasformarla in arte, alla ricerca della perfezione, della purezza e della sobrietà espressiva del risultato finale. Fu “scienziato per essere miglior pittore”, fu precursore nell’uso della prospettiva e rese immortale le sue tele, frutto di un’analisi scrupolosa, volta all’ottenimento di un equilibrio universale e compositivo. Una tela dopo l’altra, emergono: la sua capacità di incidere nella cultura del tempo, il suo decisivo contributo alla formazione dell’arte ferrarese, umbra e marchigiana, il suo essere precursore e ambasciatore del nuovo stile e delle nuove idee che stavano prendendo piede nelle principali corti d’Italia, senza tuttavia uniformarsi alla massa. Piero della Francesca è l’emblema del pensiero libero, della vita autonoma, slegata dai cliché, come quello, all’epoca diffuso, di pittore di corte.

Contemporaneamente al viaggio artistico, si snoda un altro percorso tutto da scoprire: quello tra i luoghi più belli delle terre umbro-toscane che diedero i Natali al maestro, delle corti nelle quali egli fu ospite, testimone e narratore errante, come Roma, Rimini, Ferrara, Perugina e Urbino ( E’ qui, tra l’altro,che prese forma il suo Trattato sulla prospettiva). Un apposito itinerario guida lo spettatore in cerca dei suoi lavori e lungo le vie delle sue terre, nella valle superiore del Tevere, grazie ad un biglietto valido sia per la mostra che per altri luoghi d’attrattiva. Protagonisti, quindi, anche i capolavori rimasti ad Arezzo, come il ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce, o la Maddalena nella cattedrale, a Monterchi, come la Madonna del Parto, a San Sepolcro, suo borgo natale, tra cui la Resurrezione e il Polittico della Misericordia, precoce manifesto di una nuova pittura, presentato nell’occasione senza l’intelaiatura.
Un evento da non perdere per gli appassionati d’arte e per chi vuole riscoprire i fasti di una delle ere più significative della storia italiana.


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