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Speciale Giordania e Israele

(27 ottobre 2009)

Speciale Giordania e Israele

I due termini si potrebbero inserire nella categoria delle parole “evanescenti” e per questo in contrasto col titolo che abbiamo assegnato al viaggio. Cosa vi è, infatti, di meno oggettivabile del rapporto con il trascendente (Dio in ogni sua forma) e con l’estetica (l’arte in tutte le sue versioni)?
Pietra ed evanescenza sembrerebbero trovare nella pesantezza materiale dell’arenaria di Petra o nella durezza del Muro del Pianto motivo per non incontrarsi mai. Così non è, in questi luoghi e tra genti assai ospitali con gli stranieri e troppo spesso ostili fra loro.

In Giordania ed Israele, “sacro e bello” non è fumosità dell’imponderabile, dell’inconsistenza ma, al contrario, definizione precisa di quei rapporti con le religioni e con l’arte che si sono espressi nei secoli dando vita alle forme architettoniche che saranno oggetto della nostra attenzione.

In Palestina, ora Giordania ed Israele, questo millenario profondo legame con l’ultraterreno trae emotività dal proprio “Dio” e assorbe sensazioni dalla visione delle pietre antiche. Ancora oggi l’Occidente, anche quello più laicizzato, trova qui il modo per stupirsi di un connubio irripetibile in altre parti del mondo. Spiritualità e materialità hanno davvero concretizzazione nei tanti luoghi percorsi dal nostro itinerario.

Per questo, se potessimo dare un consiglio a chi sceglierà di condividere il nostro tragitto, indipendentemente dall’essere attratti da una fede o da una sana curiosità culturale, diremmo di sforzarsi per riuscire ad osservare, specie in Israele, le pietre che segnano fatti religiosi e credenze popolari in modo “sfumato”, “evanescente”, appunto.

La bellezza di quelle pietre non va cercata tanto e non solo nel grado del suo valore artistico, ma in ciò che quelle pietre rappresentano, manipolate dall’uomo a memoria di eventi che la tradizione dei credenti assegna loro.

Solo in questo modo le “pietre” possono divenire “sacre” e dare senso al titolo e al viaggio stesso.

Tra terre tagliate in due da un fiume grande per storia e devozione, oramai ridotto a rigagnolo conteso, troveremo certamente ciò che siamo venuti a cercare, l’abilità materiale dell’antica mano artistica dell’uomo e l’orma invisibile del Dio fatto Uomo.

Nulla delle pietre antiche giordane e delle sacralità d’Israele, divise e unite dal Giordano, manca nel nostro itinerario.
Oltre il Giordano, “La Città Santa” è ritenuta tale nonostante, o forse grazie a, edificazione di luoghi di culto, loro distruzione e successive ricostruzioni e rivendicazioni. Qui, durante le “guerre sante” la croce è divenuta randello e spada, la “storia biblica” motivo di sopruso, e il Corano giustificazione per massacri.
Gerusalemme non ci si presenterà più come un’entità lontana, astratta, luogo di controversie e concentrato di amori e conflitti. Non sarà neppure solo un insieme di strutture architettoniche che glorificano le diverse sfaccettature di quel Dio comunque supposto unico.

Un flusso di storia impetuosa di cui trarre vanto, ma anche impietosa, ha attraversato questo posto lasciando tracce gloriose e pure crudeli. Azioni di singoli uomini e fatti grandiosi, afflati religiosi di alta spiritualità e fideismi accaniti qui si sono confrontati. I blocchi di pietra del “Muro del Pianto”, del Santo Sepolcro” e della Moschea di Al-Aqsa”, ci parlano di passioni nobilissime forti e antiche che ancora oggi scaldano i cuori ma rinfocolano e attizzano pure atteggiamenti non sempre lodevoli.

In ogni caso Salomone, Cristo e Maometto apprezzano certamente l’interesse che anche dopo alcune migliaia di anni, questo luogo riesce a suscitare nelle persone che qui giungono da ogni parte del mondo armate di macchine fotografiche e desiderio di capire, almeno un po’.

La distanza stradale tra le città giordane e quelle israeliane è assai breve. Quando si va sul Monte Nebo si è soliti indicare un punto lontano pochissimi chilometri dicendo “lì c’è Israele e vicino quella macchia scura, che è la Valle del Giordano, c’è Gerico”. Certamente molto più consistente è la differenza tra i due Paesi, anche se la Giordania è tra le nazioni arabe più moderne ed “europeizzate”.

La Giordania rappresenta bene, infatti, lo slancio verso la modernizzazione rappresentato dalla selva di gru che ruotano e sollevano materiali in tanti quartieri di Amman, grazie agli investimenti di ricchi uomini dei Paesi del Golfo, e anche di palestinesi. Ma continuano a ruotare anche i tornelli che ogni giorno permettono l’ingresso di migliaia di persone a Petra, a Jerash…

Israele è dotato di eccellenti infrastrutture, modelli di vita individuali e sociali di tipo occidentale (inclusi i prezzi). Da non dimenticare che, pur con tutte le contraddizioni proprie delle entità statali presenti in quell’area, è la nazione che sembra avere il sistema politico più democratico (per lo meno come si intende in Europa) di tutta la penisola arabica.

La differenza nel prodotto interno lordo e in generale nelle retribuzioni è di oltre quattro volte, ovviamente a favore di Israele.
Nei due Paesi coesistono realtà economiche sociali e culturali anche molto diversificate, che rendono ancora più interessante da questo punto di vista il viaggio. In Giordania circa il 95% sono musulmani e oltre il 60% palestinesi o di origine palestinese, con un tasso di crescita della popolazione (ora sono circa 6 milioni) molto superiore a quello israeliano. (Da tale aspetto, che caratterizza pure gli altri Paesi della regione, deriva anche il timore “dell’accerchiamento” assai diffuso in Israele).

Questa “Terra Santa” che stranamente somiglia alla lama di un pugnale incuneato in terra araba tra Egitto e Giordania con la punta acuminata che s’infila nel Mar Rosso, concentra in sé elementi sociali davvero straordinari dovuti al particolare modo con cui si è fatta stato, ed attratto ebrei da ogni parte del mondo. La comunità è assai differenziata al suo interno per provenienza geografica e grado di rigore religioso. Riescono a convivere tra loro, con le dovute frizioni non sempre pacifiche, liberali e progressisti con ultraortodossi. Le diversità interne non riguardano solo il legame con l’ultraterreno ma con la più consistente problematica terrena legata ai rapporti con gli stati confinanti, i territori occupati, la Cisgiordania, gli arabi cristiani, gli insediamenti dei coloni, la questione di Gerusalemme capitale….

Durante il nostro viaggio ci accorgeremo pure che la Giordania non è solo Petra, perché può mostrare ai visitatori molto di più di quanto comunemente si creda. E così scopriremo che non solo i nabatei ma greci, romani, bizantini, arabi, crociati, ottomani…hanno lasciato tracce poderose e godibili delle loro civiltà.

Tutto ciò lo appureremo direttamente in un’esperienza che nelle pietre antiche, più o meno sacre, e negli eventi anche recenti che continuano a riempire le prime pagine dei giornali, trova motivo di ulteriore non superficiale interesse. Durante il nostro itinerario avremo occasione di sentire parlare di ebrei, ashkenaziti, mizrahi, sefarditi, “falasha”, della dinastia hashemita, palestinesi, cristiani, samaritani, beduini, drusi, sciiti, sunniti, circassi…

Ascolteremo di Gesù e Islam, stupendoci di alcune comunanze tra aspetti della religione musulmana e cristiana, ma anche di Torah e Talmud, di “Popoli del Libro”, di usanze e stili di vita, di discoteche, di cibo kasher e di servizio militare femminile, di Muro del Pianto che ha fatto piangere gli ebrei e di quell’altro più recente che fa piangere gli arabi …

Aspetti diversi, spesso contrastanti quando non inconciliabili, ma che ci danno il senso della ricca ed articolata realtà in cui ci immergeremo per alcuni giorni. In ogni caso, potremo sempre trovare in un gustosissimo e caldo “felafel” un segno di quella forte e umana omogeneità che esiste nelle esigenze primarie di ogni individuo,
indipendentemente dal fatto che chi lo mangi abbia il capo coperto con una keffiyeh, kippah o un più prosaico cappellino col marchio “Nike”.

La nostra proposta di viaggio l’abbiamo costruita senza tralasciare nessuna delle località più significative di questa regione, inclusi i quattro siti che riteniamo certamente più rappresentativi della storia e dell’arte israeliane e giordane, che compaiono nell’elenco Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Petra e Umm Rasas nel Regno Hashemita di Giordania, Gerusalemme e Masada nello Stato d’Israele.

Dall’Italia atterriamo ad Amman per salire sulla sua Cittadella, poi andremo a nord arrivando a Jerash ed attraverseremo il grande sito sino alla strana unicità della sua piazza ovale. Verso il sud incontriamo Madaba, Umm Rasas e Monte Nebo con i pregevoli mosaici e il ricordo di Mosè. Giungiamo poi nel Wadi Rum tra sabbie e tè al tramonto preparato tra le dune dai nostri amici beduini. Con questi trascorriamo alcune ore a bordo di jeep, alla ricerca dei luoghi più amati dal mitizzato Lawrence d’Arabia, ma poco amato dagli arabi.

I colori e le forme della scarnificata arenaria ci accolgono nella Piccola Petra ma soprattutto a Petra. Qui sostiamo due notti per avere il tempo sufficiente a conoscerla davvero e percorrerne ogni sentiero. Ci rechiamo a visitare il castello più famoso della Giordania, Kerak, ma anche quello più interessante a Shobak.
E poi, oltre un confine che solo la storia recente insiste a segnare sulle mappe, Gerusalemme, non una città in carne ed ossa, ma un mondo conteso dall’amore dei tre monoteismi.

Betlemme col ricordo del Dio che qui si fa uomo, Gerico che ci parla del più antico passato, Qumran che ha svelato verità bibliche, Masada che emoziona ancora per l’eroismo di non dimenticati ebrei…Ciò è contorno alla Città Sacra, dove architetture e fisicità delle pietre scompaiono, sommerse dalle emozioni dei viaggiatori anche non credenti.

Rientriamo infine in Giordania per assaporare le stranezze di quel Mar Morto fino ad ora sfiorato e mai toccato. Avremo l’opportunità di bagnarci in questo particolare mare e trascorrere l’ultima notte in uno scenario aspro e coinvolgente.

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